Il Nebbiolo omeopatico, presto sulle nostre tavole?
Con la sua pacatezza e la sua competenza, Silvio Garattini è uno dei migliori divulgatori scientifici in Italia. Nel video poco più sotto spiega chiaramente, e con parole semplici, cos’è l’omeopatia e cosa non è. Fa capire perchè le pratiche omeopatiche non possono funzionare, ricorda che le leggi europee vietano ai prodotti omeopatici di dare un’indicazione d’uso (eppure lo fanno, mi pare… o mi sbaglio?). Però non difende a tutti i costi la medicina ufficiale, visto che ne sottolinea i difetti (vedi da 8:55 in poi, dove dice che metà dei farmaci in commercio sono completamente inutili).
Volevo farvi vedere questo video per tre motivi.
Il primo è il gran finale, dove Garattini spiega l’inefficacia delle diluizioni facendo l’esempio del Nebbiolo omeopatico (lo trovate da 9:35 in poi). La meraviglia è che quando chiede se qualcuno comprerebbe mai un vino del genere (talmente annacquato da essere indistinguibile dalla comune acqua), qualcuno nella platea urla subito un “sì!” convinto. Era un fan dell’omeopatia o un burlone?
Il secondo motivo, maledettamente galante, è che il video (che considero, a ragione, contro l’omeopatia) è pubblicato nel canale Youtube della Boiron, multinazionale dell’omeopatia. Tanto di cappello, quindi, a un’apertura di vedute del genere. Il signor Boiron in persona, seduto anche lui sul palco, ascolta con attenzione e non interrompe mai, tuttalpiù si gratta la testa.
Il terzo motivo è che… Beh, secondo il mio personale punto di vista, ogni persona strappata all’omeopatia è una persona salvata ;)
Buona visione!

Tag:Boiron, Cicap, diluizioni, divulgazione scientifica, fanboy, multinazionale, Nebbiolo, Nebbiolo omeopatico, omeopatia, Silvio Garattini
seguici anche su Facebook!
Ho già postato altre volte riguardo all’omeopatia, come ogni altra volta sottolineo che trovo molto irritante che una pratica non scientifica cerchi di spacciarsi per scienza.
Questa volta pero’ voglio muovere un paio di osservazioni sull’omeopatia cercando di mantenere un approccio diverso se non opposto a quello del passato.
Le mie osservazioni partono da alcune premesse:
-Le compagnie farmaceutiche non sono mosse da spirito di carità, ma dalla volonta di generare utile, se potessero ci propinerebbero cicli di terapia da migliaia di euro per curarci il raffreddore (per ora grazie a dio non possono).
-Nonostante le migliaia di controlli cui viene sottoposto un farmaco prima di entrare in commercio è assodato che una certa percentuale (non irrisoria) di pubblicazioni scientifiche (anche su riviste prestigiose) è completamente errato. Questo non necessariamente per cattiveria o malafede, ma per mancanza oggi di strumenti che permettano domani di confutare un ipotesi ad oggi inattaccabile.
-Gli esseri umani non sono figurine stampate in serie, sono geneticamente diversi, con abitudini alimentari e di vita differenti e vivono in luoghi diversi.
Da queste premesse si desume che una certa quantità di farmaci sul mercato siano inutili perchè progettati o validati in base ad un orizzonte di conoscenze fallato, perchè le compagnie farmaceutiche hanno interesse a ‘vendere’ tentendo ad esaltare i benefici dei loro prodotti, e perchè cio’ che puo’ essere farmacologicamente efficace per me che ho un certo genoma e vivo in un certo modo, puo’ non esserlo per il mio vicino di casa originario del gabon.
Ovviamente la farmacologia, le compagnie farmaceutiche ed i governi (che sono i principali clienti delle compagnie farmaceutiche) sono ben consapevoli di questi inconvenienti e cercano costantemente di risolvere il problema: i processi di validazione dei farmaci sono diventati sempre piu’ lunghi e costosi, i pazienti sottoposti a trial clinici devono essere un campione il piu’ possibile significativo dal punto di vista statistico… e cosi’ via.
Ora per l’omeopatia il discorso è diverso, non esiste alcuna prova scientifica della memoria dell’acqua o della potenza delle diluizioni (e se e leggi della fisica sono quelle che conosciamo non esisterà mai una prova in tal senso), pero’ l’omeopatia, come già scritto altrove, si basa comunque su un processo scientificamente provabile e misurabile.
Solo che questo processo non ha nulla a che vedere con boccettine svuotate e riempite di acqua per centinaia di volte.
La base scientifica dell’omeopatia è l’effetto placebo.
E l’efficacia del placebo è ben documentata in letteratura.
Nel medioevo la cultura era fortemente ‘religiosizzata’ e il placebo capace di curare le malattie piu’ disparate assumeva la forma di pellegrinaggi alla tal reliquia o dal tal santo.
La cultura moderna è intrinsecamente postilluminista e la fiducia nel progresso tecnologico è di fatto una nuova ‘fede’ con tanto di santi e luoghi di culto (mi riferisco all’universo apple per esempio).
In un tale contesto anche il placebo che sfrutta il nostro potere di autosuggestione deve rivestirsi di un’aura pseudoscientifica perchè altrimenti non funzionerà.
Quindi per concludere: dal punto di vista dell’onestà intellettuale vorrei che la pratica omeopatica venisse tacciata per quel che è, ovvero un meccanismo di autosuggestione, ma dall’altro lato, specialmente perrchè l’omeopatia si dedica alla ‘cura’ di piccoli malanni, mi domando:
-se per qualcuno un raffreddore o un mal di gola sono tanto fastidiosi da convincerlo a prendere un ‘farmaco omeopatico’ (si lo so è un ossimoro) è giusto illustragli che è tutto suggestione (rendendo cosi’ il placebo inefficace) e magari spingendolo verso l’acquisto di un farmaco convenzionale quando dell’acqua fresca faceva lo stesso?
Grazie Zarathustra per il tuo interessante commento.
Quasi quasi ti chiederei di sviluppare nel tuo prossimo post per OMGS il fantastico punto di vista del placebo-reliquia nel medioevo, e affini ;)
Caro Zaratustra,
la domanda che poni è davvero interessante e abbozzerò una mia risposta…con un’altra domanda.
E’ giusto che migliaia di persone siano convinte che l’omeopatia funziona davero e non siano quindi libere di capire che la loro è solo autosuggestione?
Allora piuttosto che prendere medicinali omeopatici (che costano spesso anche di più dei farmaci convenzionali) consiglierei di autosuggestionarsi in altri modi, come ad esempio pregando: costa poco e fa tanto bene.
La religione non si veste di scienza per lo meno e rispetta la libertà del singolo di credere o meno.
Però parlare di religione con Zaratustra mi fa un po’ paura e non voglio ficcarmi in questo cul de sac :)
Questa mia domanda proviene direttamente dal pensiero che la conoscenza rende liberi, sempre e comunque, anche se fa saltare l’amato effetto placebo.
A maggior ragione è giusto tenere sempre presente, come stiamo saggiamente facendo, anche i limiti della farmacologia della ricerca e le aberrazioni del mercato del farmaco, con cui, ahimè, mi scontro quotidianamente per lavoro.
Commento questo articolo fuori tempo massimo, me ne rendo conto. Eppure lo faccio, perchè l’argomento mi interessa molto, non certo perchè creda che i farmaci omeopatici siano dotati di un qualche effetto farmacodinamico, tutt’altro. Cerco di spiegare. Sono medico, e sono uscita (ormai molto, troppo tempo fa…) con le mie brave nozioni corrette, piena di sacro fuoco scientifico, che l’affermarsi dell’Evidence Based Medicine non ha fatto che rafforzare. Ma la realtà è talvolta diversa. Tutti sappiamo che per le malattiie virali non esiste cura (intendo il banale raffreddore e l’influenza, non certo l’HIV o l’epatite), e se non si temono complicanze in pazienti immunocompromessi l’impiego di antibiotici non è solo inutile, è pure dannoso, oltre che costoso, per motivi che non ripeterò qui. Ma il paziente VUOLE essere curato. E se non va dal medico di base (che andrebbe comunque educato e, a mio avviso, sanzionato per la prescrizione di antibiotici, antiinfiammatori e mucolitici completamente inutili), si autoprescrive FANS come caramelline, sottovalutandone completamente la tossicità. A questa stregua, non sarebbe meglio che questa nicchia terapeutica fosse occupata dai farmaci omeopatici? L’effetto placebo poi fa il resto del lavoro. In Francia l’omeopatia è rimborsata dal SSN, e mi pare che sia una scelta intelligente, se lo è proprio per queste patologie che fondamentalmente non riconoscono terapie efficaci, e tutto ciò che non è efficace, se ha un’azione farmacologica può comunque avere effetti collaterali, e quindi uno sfavorevole rapporto costo/beneficio. Qualcuno ribadisce che sarebbe trattare i pazienti come i bambini? Vero. Ma sono loro i primi che si comportano da bambini. Se e quando smetteranno di credere alle favole, automaticamente non avranno bisogno di prendere farmaci inutili, o acqua fresca per sentirsi “curati”. E il mercato dell’omeopatia si estinguerà da solo. Fino ad allora… La medicina è soprattutto ” Primum non nocere”…
Cara Maria Carla,
effettivamente il tuo è un ottimo punto di vista, e ad esser sincero non l’avevo mai considerato finora. Ad un primo sguardo, mi sembra anche ragionevole.
Però mi domando: è il paziente a decidere cosa va curato e cosa no, o il medico? E’ giusto dargli “acqua fresca” solo per convincerlo che stiamo facendo qualcosa, solo per “dargli il contentino” e levarcelo dalle scatole con le sue insistenze? Questo genere di concessioni non sono le stesse alla base delle concessioni che hanno portato al famigerato metodo Stamina?
Punto due: è giusto ingrassare le multinazionali dell’omeopatia, che fatturano milioni di euro su quello che scientificamente, inutile approfondire per l’ennesima volta, è un inganno?
Ripeto: la soluzione che proponi è molto sensata, e mi piace, e prometto che la approfondirò e ci rifletterò sopra. Ma così, di getto, mi sembra che abbia ancora un paio di problemi non da poco…
;)
In ogni caso grazie per il tuo commento!